Shaobeiquan: oltre il combattimento, cultura del corpo e della mente

 In Gongfu

Shaobeiquan: un’arte marziale come sistema di conoscenza

shaobeiquan logoLo Shaobeiquan 少北拳 (Shàoběiquán) non si presenta soltanto come un insieme di tecniche di combattimento. Nella concezione tradizionale trasmessa dal maestro Zhang Rongshi 张荣时 (Zhāng Róngshí), esso costituisce un sistema nel quale pratica marziale, educazione del corpo, strategia, filosofia e formazione personale sono strettamente collegate.

Uno degli aspetti più interessanti della tradizione Shaobei è proprio questa volontà di unire teoria e pratica. L’allenamento non dovrebbe limitarsi alla ripetizione meccanica dei movimenti: ogni tecnica possiede una funzione, una logica e un principio che il praticante deve progressivamente comprendere.

Per questo lo studio dello Shaobei può essere letto su più livelli. Il primo è naturalmente marziale; il secondo riguarda il metodo con cui si apprende; il terzo riguarda la possibilità di trasferire alcuni principi dell’allenamento ad altri ambiti della vita.

Un sistema organizzato: 双功四术 (Shuānggōng Sìshù)

La struttura tecnica dello Shaobei viene tradizionalmente sintetizzata nell’espressione 双功四术 (shuāng gōng sì shù), «Due abilità e Quattro arti».

Le «Due abilità» comprendono: 阳功九术 (Yánggōng Jiǔshù), i Nove metodi del lavoro Yang; 阴功六根 (Yīngōng Liùgēn), le Sei radici del lavoro Yin.

Le «Quattro arti» sono invece: 长拳 (Chángquán), pugilato lungo; 短打 (Duǎndǎ), combattimento corto; 破拿 (Pòná), metodi di rottura e controllo delle prese; 巧遁 (Qiǎodùn), metodi strategici di evasione, adattamento e combattimento in condizioni complesse.

Questa organizzazione mostra uno dei caratteri distintivi dello Shaobei: la ricerca di una formazione marziale ampia, nella quale preparazione fisica, tecnica, strategia e capacità di adattamento non vengono considerate discipline separate.

Yin e Yang: il principio dell’equilibrio nello Shaobeiquan

Uno dei riferimenti filosofici fondamentali dello Shaobei è la 阴阳对立统一律 (Yīnyáng duìlì tǒngyī lǜ), la «legge dell’unità degli opposti Yin-Yang».

Durezza e morbidezza, tensione e rilassamento, attacco e difesa, movimento e quiete non vengono concepiti come elementi incompatibili, ma come aspetti complementari di uno stesso processo.

Un antico principio dell’allenamento Shaobei afferma: «有阴无阳不出功,有阳无阴泪飞空» — «Con Yin ma senza Yang non nasce l’abilità; con Yang ma senza Yin, ogni sforzo è vano».

Al di là della formulazione tradizionale, il concetto centrale è chiaro: lo sviluppo del praticante richiede equilibrio. Il lavoro intenso deve essere accompagnato dal recupero; la forza dalla capacità di rilassarsi; l’azione dalla comprensione; l’allenamento esterno dal lavoro interno. Da questa prospettiva, lo Shaobeiquan non ricerca semplicemente un corpo più forte, ma un organismo capace di adattarsi.

六合论 (Liùhé Lùn): la teoria delle Sei Armonie

Un altro concetto fondamentale è la 六合论 (Liùhé Lùn), «Teoria delle Sei Armonie», tradizionalmente distinta in 内三合 (Nèi Sānhé), Tre Armonie Interne, e 外三合 (Wài Sānhé), Tre Armonie Esterne.

Le Tre Armonie Interne sono espresse dalla formula: 心与意合,意与气合,气与力合 (Xīn yǔ yì hé, yì yǔ qì hé, qì yǔ lì hé): il cuore si accorda con l’intenzione; l’intenzione si accorda con il qi; il qi si accorda con la forza.

Nel linguaggio tradizionale, questa formula esprime la necessità di coordinare intenzione, attenzione, respirazione, movimento e produzione della forza. L’idea fondamentale è che un gesto efficace non debba essere il risultato di elementi isolati, ma dell’organizzazione dell’intero individuo.

Liu Yalin 刘亚林 (Liú Yàlín) estende inoltre metaforicamente questo principio alla vita sociale: così come nel movimento le diverse componenti devono cooperare, anche un gruppo raggiunge risultati migliori quando le sue parti agiscono in maniera coordinata.

«Prima lo scudo, poi la lancia»

La teoria Shaobei attribuisce grande importanza al rapporto fra difesa e attacco. Uno dei principi più rappresentativi è 先盾后矛 (xiān dùn hòu máo), «Prima lo scudo, poi la lancia».

La difesa non dovrebbe essere intesa come una fase completamente separata dall’attacco. Lo Shaobei ricerca piuttosto 防御中的进攻 (fángyù zhōng de jìngōng), «l’attacco dentro la difesa».

Un altro principio afferma: 退守皆导必有弹 (tuì shǒu jiē dǎo, bì yǒu tán), ossia, in senso generale, che la ritirata e la difesa devono guidare l’azione avversaria e contenere già la possibilità della risposta.

Difendersi, quindi, non significa semplicemente arretrare o bloccare. Significa osservare, assorbire, deviare, creare una condizione favorevole e trasformare l’azione dell’avversario in un’opportunità.

Dal successo occasionale al 必然得手 (bìrán déshǒu)

A questo principio è collegato uno dei concetti più interessanti della teoria Shaobei: 必然得手 (bìrán déshǒu), che possiamo rendere come «ottenere il risultato in modo necessario» o «successo determinato dalle condizioni create».

Zhang Rongshi distingueva questo concetto da 偶尔得手 (ǒu’ěr déshǒu), il «successo occasionale». Vincere uno scambio per fortuna, superiorità fisica o errore dell’avversario non dimostra necessariamente una piena comprensione dell’arte. Il livello superiore consiste invece nel creare progressivamente condizioni favorevoli attraverso posizione, tempo, distanza, difesa e strategia.

In questa prospettiva, la tecnica non dovrebbe essere una scommessa. Il praticante osserva prima di agire, protegge la propria struttura, interpreta il movimento dell’altro e cerca il momento appropriato.

Dalla 规练 (guīliàn) alla 醉练 (zuìliàn)

Particolarmente interessante dal punto di vista dell’apprendimento è il rapporto fra 规练 (guīliàn), «pratica regolata», e 醉练 (zuìliàn), letteralmente «pratica ebbra», cioè una pratica progressivamente più libera e spontanea.

La pratica regolata costituisce la base. Il principiante deve imparare struttura, traiettorie, posizioni e principi. Ma la regola non rappresenta il punto di arrivo. Quando il movimento è stato assimilato profondamente, il praticante deve progressivamente liberarsi dalla rigidità della forma. La tecnica appresa non viene abbandonata: viene interiorizzata.

Nella tradizione Shaobei questo processo è particolarmente evidente nel 长拳 (Chángquán), dove vengono descritti quattro livelli: 走拳 (zǒuquán), percorrere la forma; 练拳 (liànquán), allenare la forma; 打拳 (dǎquán), eseguire la forma con efficacia; 行拳 (xíngquán), far fluire liberamente la forma.

Si passa quindi dalla precisione alla forza, dalla forza alla velocità e infine dalla velocità alla libertà del movimento. È un processo che ricorda quello di molte arti: prima si apprendono le regole, poi le regole vengono assimilate, infine si diventa capaci di esprimersi senza esserne imprigionati.

L’esempio della calligrafia

Liu Yalin utilizza proprio la calligrafia cinese per spiegare questo processo. Prima di copiare un modello calligrafico bisogna osservarlo attentamente: comprendere la struttura dei caratteri, la direzione dei tratti, le proporzioni e il ritmo.

La tradizione riassume questo principio nell’espressione 意在笔先 (yì zài bǐ xiān), «L’intenzione precede il pennello».

Lo stesso dovrebbe avvenire nell’arte marziale. Prima di riprodurre una tecnica occorre comprenderne l’intenzione. Il movimento esteriore è soltanto la manifestazione visibile di una struttura mentale e funzionale precedente. Ma, come nella calligrafia, dopo migliaia di ripetizioni la tecnica deve diventare naturale. Il praticante non dovrebbe più essere costretto a pensare coscientemente a ogni singolo movimento.

知行合一 (zhīxíng héyī): conoscenza e azione

Da qui emerge un altro tema centrale: 知行合一 (zhīxíng héyī), «unità di conoscenza e azione». Sapere qualcosa teoricamente non equivale a saperla fare. Allo stesso modo, ripetere un movimento senza comprenderne il significato limita la possibilità di svilupparlo.

Nello Shaobei teoria e pratica devono quindi verificarsi reciprocamente. La teoria orienta l’esperienza; l’esperienza mette alla prova la teoria.

Da questo punto di vista assume particolare significato il principio 术必双人练 (shù bì shuāngrén liàn), «Le tecniche devono essere praticate in coppia». La forma individuale costruisce coordinazione, struttura e memoria motoria, ma il confronto con un partner introduce elementi che nessuna esecuzione solitaria può riprodurre completamente: distanza, tempo, pressione, adattamento e imprevedibilità.

Educare attraverso l’arte marziale con lo Shaobeiquan

Nella concezione di Zhang Rongshi, lo Shaobeiquan possiede anche una funzione educativa, sintetizzata nella formula: 以武建身;以武建德;以武建智;以武见心 (Yǐ wǔ jiàn shēn; yǐ wǔ jiàn dé; yǐ wǔ jiàn zhì; yǐ wǔ jiàn xīn): «Attraverso il marziale costruire il corpo; attraverso il marziale costruire la virtù; attraverso il marziale costruire l’intelligenza; attraverso il marziale conoscere il cuore».

L’allenamento diventa quindi uno strumento educativo. Costanza, capacità di osservazione, autocontrollo, concentrazione, collaborazione e perseveranza non sono considerate qualità accessorie alla pratica, ma parte della formazione del praticante.

Anche la gerarchia tradizionale 智战为上乘;术战为中乘;力战为下乘 (zhìzhàn wéi shàngchéng; shùzhàn wéi zhōngchéng; lìzhàn wéi xiàchéng) esprime questa concezione: il combattimento fondato sull’intelligenza è superiore; quello fondato sulla tecnica occupa il livello intermedio; quello basato soltanto sulla forza rappresenta il livello inferiore.

L’obiettivo, quindi, non è semplicemente diventare più forti, ma diventare capaci di utilizzare meglio le proprie risorse.

Una concezione integrata dell’allenamento

Anche sul piano della preparazione fisica la tradizione Shaobei propone una struttura articolata. Accanto ai 九术功 (Jiǔshùgōng, Nove metodi di abilità) e ai 六根功 (Liùgēngōng, Sei radici), vengono ricordati i cosiddetti 五经 (Wǔjīng), «Cinque Classici»: 易筋经 (Yìjīnjīng), Classico della trasformazione dei tendini; 健肌经 (Jiànjījīng), Classico del rafforzamento muscolare; 震骨经 (Zhèngǔjīng), Classico della vibrazione delle ossa; 腹脏经 (Fùzàngjīng), Classico dei visceri addominali; 洗髓经 (Xǐsuǐjīng), Classico del lavaggio del midollo.

Queste denominazioni appartengono al linguaggio tradizionale dell’arte e non devono essere automaticamente interpretate come categorie della medicina o della fisiologia moderne. Sono però importanti per comprendere come lo Shaobeiquan concepisca storicamente l’allenamento: non come sviluppo di una singola capacità, ma come educazione complessiva dell’individuo.

Lo Shaobeiquan come «cultura marziale»

È probabilmente questo il messaggio centrale dell’interpretazione proposta da Liu Yalin. Lo Shaobeiquan non viene concepito soltanto come un metodo per imparare a combattere. Viene presentato come una 武文化 (wǔ wénhuà), una «cultura marziale».

Le tecniche rappresentano il punto di partenza, non necessariamente quello di arrivo. Attraverso il combattimento si studiano distanza, tempo e strategia; attraverso le forme si educano corpo e coordinazione; attraverso la teoria si cerca di comprendere i principi; attraverso il confronto con il partner si verifica ciò che si è appreso; attraverso la continuità della pratica si coltivano disciplina e perseveranza.

In questo senso può essere compreso anche il valore contemporaneo dello Shaobeiquan. Non è necessario trasformare ogni principio marziale in una regola universale della vita. È invece interessante osservare come un sistema tradizionale abbia cercato di collegare corpo, pensiero e azione in un unico percorso educativo.

Il principio forse più rappresentativo rimane proprio 知行合一 (zhīxíng héyī): conoscenza e azione devono diventare una cosa sola.

Lo Shaobeiquan, nella sua concezione tradizionale, invita quindi il praticante a non limitarsi a conoscere una tecnica, ma a comprenderla; non soltanto a comprenderla, ma a sperimentarla; non soltanto a ripeterla, ma infine a renderla propria. Ed è forse qui che l’arte marziale supera il semplice gesto tecnico e diventa cultura.

Autori
Stanislao Falanga
Fulvio Falanga

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